Bruciore di stomaco

Il Secondo caso: il soggetto con acidità. Sarà un reflusso?

In presenza di una sensazione di “bruciore-acidità di stomaco” i Medici parlano di reflusso gastro-esofageo. Questa è una condizione nella quale una parte del contenuto dello stomaco risale verso l’esofago, un fenomeno che in realtà si verifica normalmente in tutte le persone per brevi periodi di tempo durante la giornata (per lo più dopo i pasti) e che non causa generalmente alcun disturbo.

Chi lamenta bruciori e rigurgiti acidi di lieve entità, che compaiono in modo sporadico e comunque non continuativo, è dunque probabile che non abbia nulla di veramente serio e che non necessiti di particolari trattamenti.

È peraltro fondamentale che egli rispetti un corretto stile di vita ed eventualmente assuma un prodotto anche naturale, in grado di alleviare i suoi disturbi ed in particolare le sensazioni di bruciore e di acidità.

Chi invece soffre spesso o in modo continuativo di questo disturbo, specie se di rilevante intensità, è possibile che abbia un vero e proprio stato di malattia, noto come Malattia da Reflusso Gastroesofageo (in sigla MRGE) che deve essere gestita dal Medico.

 

Come si manifesta il reflusso?

I sintomi più frequenti e tipici della malattia da reflusso sono:

  1. la sensazione di “bruciore” (detta “pirosi”) localizzata alla parte anteriore del torace e che talvolta può estendersi fino alla gola o al dorso nella zona in mezzo alle scapole;
  2. il rigurgito del contenuto dello stomaco con sensazione di gusto amaro o acido. Questi disturbi possono comparire in qualsiasi momento della giornata, ma sono più frequenti dopo i pasti e quando si sta in posizione distesa. In alcuni casi però la malattia da reflusso può dare sintomi cosiddetti “atipici” (ossia non collegati con la digestione), quali, ad esempio, il dolore al torace, la tosse o una raucedine persistenti e così via.

Come si cura il reflusso?

I farmaci, o più di rado un intervento chirurgico, sono in grado di alleviare i sintomi e di prevenire o far guarire le lesioni a carico dell’esofago.

I farmaci possono essere assunti “al bisogno” (ossia solo quando compaiono i sintomi) oppure per cicli di breve durata o in modo continuativo anche per molto tempo.

È peraltro sempre di grande utilità il rispetto di alcuni consigli sull’alimentazione e su alcune abitudini quotidiane che consentono di ridurre il reflusso di materiale acido dallo stomaco.

Per i casi più lievi può essere sufficiente l’assunzione di prodotti, anche naturali, in grado di proteggere la fragile mucosa dell’esofago, contrastare l’acidità del materiale gastrico e ridurre quindi l’azione lesiva dei succhi gastrici refluiti in esofago.

Per i casi di maggiore intensità sono invece necessari dei farmaci molto potenti (cosiddetti “inibitori della pompa protonica” o IPP) in gado di bloccare la produzione di succhi acidi da parte dello stomaco. Il dosaggio e la durata di queste cure va stabilita insieme al Medico rispetto ai disturbi di partenza ed ai risultati osservati nel tempo.


È vero che alcuni farmaci possono causare acidità di stomaco?

La tabella sottostante elenca alcuni farmaci che sono in grado di dare acidità. Quando compare l’acidità di stomaco e si assumono questi farmaci, è utile riferirlo al Medico il quale potrà decidere se proseguire il trattamento - prescrivendo magari prodotti in grado di controllare il disturbo - oppure se sostituire il farmaco probabilmente responsabile del problema.

 

  • Farmaci antinfiammatori denominati FANS (troppo spesso abusati per controllare il dolore muscolo-scheletrico)
  • Cortisonici
  • Levodopa (farmaco anti-parkinson)
  • Calcio-antagonisti e beta-bloccanti (assuntiper problemi di cuore o di ipertensione)
  • Teofillina e derivati (antiasmatico)
  • Bisfosfonati (assunti per l’osteoporosi)
  • Sali di ferro (antianemici) e di potassio
  • Nitroderivati (assunti per problemi di cuore)
  • Anticolinergici