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Stitichezza

Si parla di stitichezza (o stipsi) sia quando c’è un rallentamento del transito intestinale sia quando c’è un problema “espulsivo”.

 

Nel primo caso le evacuazioni sono poco frequenti (meno di una volta ogni due giorni), non si avverte il bisogno di defecare e le feci emesse generalmente sono piccole e dure.
 

Nel secondo caso il soggetto si rende conto di avere lo stimolo ma avverte come una sensazione di ingombro, di ostacolo, di “tappo”, fino ai casi in cui l’emissione delle feci è accompagnata da un dolore a livello anale che ostacola ulteriormente l’uscita delle feci.

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Le cause della stitichezza

In linea di massima, la stitichezza è provocata da un’alterazione nella progressione delle feci nell’intestino che può dipendere o da ostruzioni (restringimenti dell’intestino o masse che ostruiscono il passaggio delle feci) o da riduzione della motilità in assenza di lesioni (stipsi da rallentato transito). In altri casi, invece, il materiale fecale progredisce regolarmente lungo il colon ma esiste una difficoltà nell’evacuazione dello stesso .

Inoltre la permanenza protratta delle feci nel retto peggiora la situazione perché le feci diventano sempre più secche e dure e finiscono per irritare la mucosa, compromettendone la capacità di coordinare l’evacuazione e instaurando così un circolo vizioso.
Fortunatamente nella grande maggioranza dei casi la stitichezza è riconducibile non a malattie gravi ma ad abitudini scorrette: ad esempio, è dannosa l’abitudine di sopprimere ripetutamente e volontariamente lo stimolo evacuativo, vuoi perché “non è il momento”, ma qualche volta per evitare il dolore provocato nell’evacuazione da un problema anale tipo ragade o emorroidi infiammate.

Va però ricordato che nella maggior parte dei casi la causa principale è un’alimentazione sbagliata (troppo povera di acqua e di cibi ricchi di fibre come i cereali integrali, i legumi, la frutta, la verdura) o una vita troppo sedentaria.
 

Stitichezza: condizione sempre benigna?

Come si è visto, la stitichezza è di solito conseguente a cattive abitudini. In qualche caso però compaiono “segnali d’allarme” (le cosiddette “bandierine rosse”) che vanno riconosciuti e prontamente riferiti al Medico in quanto potrebbero indicare che la stitichezza è collegata ad una malattia dell’intestino, qualche volta anche grave, o dell’intero organismo (vedi tabella 3).
 
Tabella 3. Stitichezza: le condizioni che richiedono la consulenza del Medico (“bandierine rosse”)

  • Presenza di sangue nelle feci
  • Dolore addominale importante e persistente
  • Sensazione ricorrente di bisogno di defecare ma non seguita dall’emissione di una significativa quantità di feci (cosiddetto tenesmo)
  • Alternanza di giorni di stipsi e di diarrea
  • Peggioramento recente di una preesistente stitichezza “sempre uguale” o variazioni recenti del consueto modo di defecare
  • Stitichezza che persiste nonostante un trattamento adeguato
  • Astenia spiccata, pallore cutaneo, capelli fragili, anemia, febbre persistente, nausea, vomito o anoressia, perdita di peso ingiustificata, aumento della quantità e della frequenza delle urine emesse.

 

In assenza di malattie gravi c’è poi un altro problema, ma questa volta un po’ più semplice da risolvere: capire se il gonfiore sia presumibilmente legato ad un problema “alto” (ossia localizzato allo stomaco) o “basso” (ossia se si tratti di un gonfiore addominale diffuso di verosimile origine intestinale).

Nel “gonfiore alto” infatti è possibile che la sensazione di “pancia gonfia” sia legata piuttosto ad un problema di cattiva digestione, ossia ad un disturbo dello stomaco con sensazione di “digerire a fatica, lentamente”, di sentirsi precocemente sazio anche dopo un pasto di modesta entità e di avere eruttazioni.

 

La stitichezza occasionale

Non sono invece preoccupanti le variazioni occasionali della frequenza delle evacuazioni, ovvero del colore o della consistenza delle feci, come pure è del tutto normale un lieve e passeggero “crampo di pancia” che può qualche volta comparire prima delle evacuazioni, così come la necessità di compiere talvolta un piccolo sforzo per evacuare.

 

Così pure non è preoccupante se l’intestino perde la sua regolarità in particolari condizioni, come un viaggio nel quale si cambia modo di mangiare o si sta in ambienti in cui evacuare risulta difficoltoso o disagevole. In questi casi l’uso di piante ad azione stimolante il transito intestinale e l’attenzione alla dieta corretta, ricca di fibre ed acqua, risolvono il problema.
 

La stitichezza persistente

Diverso è il caso in cui il transito intestinale è sempre rallentato, da settimane, mesi o anni, senza variazioni e senza “bandierine rosse”. Queste persone devono porsi innanzitutto l’obiettivo di ottenere e mantenere evacuazioni regolari tramite la correzione degli errori alimentari: aumentare il consumo di cibi integrali, frutta, verdura (ed eventualmente di integratori di fibra) ed aumentare l’acqua bevuta nella giornata (almeno un paio di litri).

In alcuni casi può essere indicato il ricorso a prodotti contenenti piante medicinali come la Senna ed il succo d’Aloe, che stimolano l’evacuazione ed aiutano a regolarizzare la funzione intestinale.

 

È buona norma comunque ridurne gradualmente l’uso fino alla loro completa sospensione, una volta risolto il problema. In generale alcune settimane di questo trattamento sono sufficienti a risolvere una situazione di transito intestinale rallentato.

In caso contrario è necessario consultare il Medico che valuterà se procedere a controlli o a trattamenti particolari.
È buona norma comunque evitare, finché possibile, di usare in modo continuativo questi prodotti come unica strategia per mantenere una buona regolarità intestinale. Ricordare: prima di tutto bisogna pensare ad un abbondante apporto di acqua, con consumo generoso di cibi integrali e magari di integratori di fibre.
Non va infine trascurata la possibilità che la stitichezza sia determinata da una terapia in corso (vedi Tabella 4), prescritta dal Medico o assunta autonomamente (cosiddetta stipsi iatrogenica). In questi casi, se i farmaci sono stati prescritti dal Medico, va a lui demandata la decisione sull’opportunità di proseguire la terapia o di modificarla o di associare prodotti utili per eliminare la stitichezza.

 

Tabella 4. Farmaci che possono indurre stitichezza

  • Antiacidi (specie se contengono alluminio)
  • Anticolinergici antistaminici
  • Antidepressivi triciclici
  • Antidiarroici
  • Antiemetici(ondansetron, granisetron, tropisetron e dolasetron)
  • Antiepilettici
  • Antiparkinson
  • Antispastici e antispastici genito-urinari
  • Antitosse a base di codeina
  • Betabloccanti
  • Calcio
  • Calcioantagonisti
  • Clonidina
  • Colestiramina
  • Contraccettivi orali
  • Diuretici
  • Farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS)
  • Ferro
  • Inibitori delle MAO (i-MAO)
  • Oppiacei