I disturbi
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Di cosa parliamo: dispepsia, stipsi, pancia gonfia

In questo opuscolo parliamo dei più comuni disturbi che interessano stomaco e intestino, evidenziando quando sarà necessario l’intervento del Medico e quando, invece, potranno essere gestiti correggendo lo stile di vita ed utilizzando rimedi naturali.  Analizzeremo nel dettaglio ciascuna di queste situazioni.

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LA DISPEPSIA, OVVERO: MAL DI STOMACO, ACIDITÀ, STOMACO GONFIO,DIGESTIONE LENTA

Esaminiamo in breve i “problemi di stomaco”, così comuni se si considera che, secondo le statistiche, quasi tutte le persone ne soffrono almeno una volta nella vita.

Fortunatamente, solo in una minoranza di queste persone è presente una vera e propria malattia seria come causa dei loro problemi. In tutti gli altri si parla di “dispepsia funzionale”, ossia di disturbi che insorgono per tanti motivi, ma tutti “benigni” in quanto manca una vera e propria malattia causale.

Come orientarsi dunque quando insorgono problemi “di stomaco”? Come scegliere il prodotto da assumere? Come individuare i casi in cui c’è bisogno di essere visti dal Medico e quelli (la maggioranza) che invece possono essere curati da soli o con la guida del Farmacista?

Teniamo presente che non esiste un singolo sintomo che consenta di riconoscere con precisione la causa di unadispepsia, ma vale la pena di ricordare che alcuni disturbi vanno considerati con attenzione perché potrebbero essere correlati ad una malattia seria.

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Prima tappa

Valutare se sono presenti disturbi che richiedono necessariamente di consultare il proprio Medico. Sono quelli che noi qui chiamiamo “bandierine rosse” (Fattori di Rischio) e che sono elencati nella Tabella 1. Se un disturbo “di stomaco” compare insieme ad una di queste “bandierine rosse”, specie se questo capita non in modo sporadico ma persistente, è bene parlarne con il Medico il quale ne valuterà la portata anche in relazione alla storia clinica personale e familiare e deciderà se somministrare una cura o se procedere in qualche caso ad accertamenti specifici quali gli esami di laboratorio, ecografie, gastroscopia, radiografie, eventuali consulenze specialistiche e così via.
Ricordiamo, inoltre, che i disturbi “dispeptici” sono da tenere in particolare considerazione se compaiono per la prima volta e durano a lungo in soggetti al di sopra dei 45-50 anni che non ne abbiano mai sofferto prima o se persistano per più settimane anche dopo aver assunto un trattamento adeguato.

Tabella 1. Paziente con dispepsia: i disturbi da riferire al Medico (“bandierine rosse”)

  • Vomito persistente o con sangue, feci nere come il catrame o perdite di sangue rosso nelle feci, perdita di peso inspiegata, persistente difficoltà a deglutire, anemia, dolore al petto - precedente ulcera gastrica o intervento allo stomaco
  • Disturbi “digestivi” accompagnati dalla comparsa di colorazione gialla degli occhi (ittero)
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Seconda tappa

Esclusa la presenza di sintomi di allarme, cerchiamo di capire l’origine della nostra dispepsia. Per questo scopo è utile far riferimento al sintomo “più disturbante”. In linea di massima possono esservi tre diverse situazioni:

  • il sintomo che caratterizza il nostro disturbo è una sensazione persistente di “mal di stomaco”;
  • i sintomi prevalenti comprendono eruttazioni con sensazione di acidità, bruciore al petto o alla bocca dello stomaco che salgono verso la gola;
  • i sintomi prevalenti comprendono gonfiore di stomaco, senso di fastidiosa ripienezza, sensazione di digestione lenta e difficoltosa.

Il primo caso potrebbe essere legato ad una condizione collegata all’acidità gastrica, tipo gastrite o ulcera. Nel secondo è presente un ritorno di acido dallo stomaco verso l’esofago (reflusso). Il terzo è riconducibile in genere ad un disturbo della motilità dello stomaco.

Tabella 1. Paziente con dispepsia: i disturbi da riferire al Medico (“bandierine rosse”)

  • Vomito persistente o con sangue, feci nere come il catrame o perdite di sangue rosso nelle feci, perdita di peso inspiegata, persistente difficoltà a deglutire, anemia, dolore al petto - precedente ulcera gastrica o intervento allo stomacO
  • Disturbi “digestivi” accompagnati dalla comparsa di colorazione gialla degli occhi (ittero)
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Dolore, gonfiore, intestino irregolare: sarà un colon irritabile?

Il colon irritabile rientra nel gruppo dei cosiddetti “disturbi funzionali”, ossia di quelle malattie che comportano disagi e problemi anche rilevanti ma senza riuscire ad evidenziare alterazioni dei comuni esami strumentali o di laboratorio.

Per la sua diagnosi ci si basa sui disturbi riferiti dai pazienti: mal di pancia, alterazioni della motilità intestinale (stitichezza, diarrea o loro alternanza), gonfiore addominale, spesso associate a problematiche di salute diverse quali ansia, depressione, disturbi del sonno, dolori muscolari diffusi, mal di testa cronico ecc. In effetti la causa del colon irritabile non è stata ancora del tutto chiarita anche se sono stati chiamati in causa una particolare sensibilità intestinale, le variazioni della flora batterica, disturbi dell’umore, stress ecc.

Solitamente per porre rimedio a questo problema è necessaria molta pazienza ed il ricorso a trattamenti diversi, da provare con cura per comprenderne l’utilità nel singolo paziente: integratori di fibre (preferibilmente quelle cosiddette “liquide” a lenta fermentazione in modo da evitare sintomi come dolore e gonfiore) e lassativi osmotici in caso di stitichezza, loperamide o colestiramina o diosmectite in caso di diarrea, antidolorifici o farmaci anticolinergici per sedare il dolore addominale. In alcuni casi sono utili i probiotici (più noti come fermenti lattici) e i prebiotici. Talvolta è necessario intervenire anche sui disturbi di tipo ansioso e depressivo.


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Attenzione, però:

dolore, gonfiore, intestino irregolare possono mascherare un più serio problema addominale, per cui i casi di nuovi insorgenza o che non si risolvono nell’arco di pochi giorni con trattamenti adeguati vanno sempre riferiti al Medico

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Mal di stomaco

Il Primo caso: quando prevale il dolore

Quando i disturbi digestivi sono accompagnati dal dolore (il “mal di stomaco”) in modo intenso e persistente e che magari si ripresenta anche dopo l’assunzione spontanea di un comune antiacido, è possibile che all’origine vi sia una gastrite o un’ulcera, le cui cause sono diverse:

  • infezione batterica da Helicobacter Pylori (80% dei casi) o
  • l’abuso di farmaci antinfiammatori (Fans).

In entrambi i casi si verifica una riduzione del muco che naturalmente difende la parete interna dello stomaco che viene così “aggredita” dall’acido naturalmente in esso presente e va incontro ad un’infiammazione (gastrite) o addirittura alla formazione di vere e proprie lesioni (ulcere).Quando invece il “mal di stomaco” si presenta in forma di episodi fugaci o sporadici, è possibile che il danno prodotto dall’acido a carico dello stomaco sia di più lieve entità e magari provocato dall’uso saltuario di un farmaco antinfiammatorio o anche solo dall’abuso di alcolici, da pasti smodati o dal fumo di tabacco.

Come si può curare il “mal di stomaco”?

Le forme gravi di gastrite e di ulcera, per le quali esiste in genere la conferma data dalla gastroscopia e dell’esame istologico, necessitano di un trattamento farmacologico intenso che prevede l’impiego sia di due-tre antibiotici diversi per debellare l’infezione da Helicobacter Pylori (quasi sempre presente) sia di farmaci in grado di bloccare la secrezione dell’acido gastrico (inibitori della pompa protonica).

Per le comuni forme di mal di stomaco sporadico o di lieve entità spesso è sufficiente il rispetto di alcune regole di “buona condotta” e l’uso di prodotti, anche naturali, in grado di proteggere la mucosa interna dello stomaco, integrando la naturale capacità protettiva del muco evitando l’uso continuativo dei farmaci antinfiammatori se non è stato specificamente indicato dal Medico curante.

E se il dolore è diffuso a tutta la pancia?

Attenzione: se il dolore è diffuso e persistente nel tempo e magari si accompagna ad una stitichezza ostinata o ad una diarrea o all’alternanza delle due condizioni, può essere presente una malattia a carico dell’intestino! È quindi una “bandierina rossa” da riferire al Medico.

Esiste infine un problema che insidia in modo rilevante il benessere addominale: il colon irritabile un tempo noto come “colite spastica” (vedi Box 1), non perché sia una malattia “maligna” ma per i continui disturbi che causa, anche per anni, a chi ne è affetto e per le difficoltà di trovare un trattamento veramente risolutivo.

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Bruciore di stomaco

Il Secondo caso: il soggetto con acidità. Sarà un reflusso?

In presenza di una sensazione di “bruciore-acidità di stomaco” i Medici parlano di reflusso gastro-esofageo. Questa è una condizione nella quale una parte del contenuto dello stomaco risale verso l’esofago, un fenomeno che in realtà si verifica normalmente in tutte le persone per brevi periodi di tempo durante la giornata (per lo più dopo i pasti) e che non causa generalmente alcun disturbo.

Chi lamenta bruciori e rigurgiti acidi di lieve entità, che compaiono in modo sporadico e comunque non continuativo, è dunque probabile che non abbia nulla di veramente serio e che non necessiti di particolari trattamenti.

È peraltro fondamentale che egli rispetti un corretto stile di vita ed eventualmente assuma un prodotto anche naturale, in grado di alleviare i suoi disturbi ed in particolare le sensazioni di bruciore e di acidità.

Chi invece soffre spesso o in modo continuativo di questo disturbo, specie se di rilevante intensità, è possibile che abbia un vero e proprio stato di malattia, noto come Malattia da Reflusso Gastroesofageo (in sigla MRGE) che deve essere gestita dal Medico.

Come si manifesta il reflusso?

I sintomi più frequenti e tipici della malattia da reflusso sono:

  1. la sensazione di “bruciore” (detta “pirosi”) localizzata alla parte anteriore del torace e che talvolta può estendersi fino alla gola o al dorso nella zona in mezzo alle scapole;
  2. il rigurgito del contenuto dello stomaco con sensazione di gusto amaro o acido. Questi disturbi possono comparire in qualsiasi momento della giornata, ma sono più frequenti dopo i pasti e quando si sta in posizione distesa. In alcuni casi però la malattia da reflusso può dare sintomi cosiddetti “atipici” (ossia non collegati con la digestione), quali, ad esempio, il dolore al torace, la tosse o una raucedine persistenti e così via.

Come si cura il reflusso?

I farmaci, o più di rado un intervento chirurgico, sono in grado di alleviare i sintomi e di prevenire o far guarire le lesioni a carico dell’esofago.

I farmaci possono essere assunti “al bisogno” (ossia solo quando compaiono i sintomi) oppure per cicli di breve durata o in modo continuativo anche per molto tempo.

È peraltro sempre di grande utilità il rispetto di alcuni consigli sull’alimentazione e su alcune abitudini quotidiane che consentono di ridurre il reflusso di materiale acido dallo stomaco.

Per i casi più lievi può essere sufficiente l’assunzione di prodotti, anche naturali, in grado di proteggere la fragile mucosa dell’esofago, contrastare l’acidità del materiale gastrico e ridurre quindi l’azione lesiva dei succhi gastrici refluiti in esofago.

Per i casi di maggiore intensità sono invece necessari dei farmaci molto potenti (cosiddetti “inibitori della pompa protonica” o IPP) in gado di bloccare la produzione di succhi acidi da parte dello stomaco. Il dosaggio e la durata di queste cure va stabilita insieme al Medico rispetto ai disturbi di partenza ed ai risultati osservati nel tempo.

È vero che alcuni farmaci possono causare acidità di stomaco?

La tabella sottostante elenca alcuni farmaci che sono in grado di dare acidità. Quando compare l’acidità di stomaco e si assumono questi farmaci, è utile riferirlo al Medico il quale potrà decidere se proseguire il trattamento - prescrivendo magari prodotti in grado di controllare il disturbo - oppure se sostituire il farmaco probabilmente responsabile del problema.

  • Farmaci antinfiammatori denominati FANS (troppo spesso abusati per controllare il dolore muscolo-scheletrico)
  • Cortisonici
  • Levodopa (farmaco anti-parkinson)
  • Calcio-antagonisti e beta-bloccanti (assuntiper problemi di cuore o di ipertensione)
  • Teofillina e derivati (antiasmatico)
  • Bisfosfonati (assunti per l’osteoporosi)
  • Sali di ferro (antianemici) e di potassio
  • Nitroderivati (assunti per problemi di cuore)
  • Anticolinergici
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Stomaco gonfio

Il terzo caso: “ho lo stomaco gonfio, digerisco male”

Un gonfiore di stomaco in assenza di dolore e dei sintomi del reflusso può essere legato al fatto che i movimenti naturali che consentono la progressione del cibo dalla bocca verso lo stomaco non avvengono in modo regolare, e questa disarmonia crea la sensazione di una digestione lenta e laboriosa. 

Molto spesso una condizione di questo tipo è collegata a cattive abitudini e ad un’alimentazione non sempre corretta, che quindi conviene modificare.

 

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Si può curare il gonfiore di stomaco?

Se la sensazione di stomaco gonfio e di digestione lenta non è associata ad acidità o bruciore intensi e persistenti, si può intervenire con prodotti naturali come le piante ad azione amaro-digestiva e carminativa. Andrebbero invece evitati i digestivi alcolici, in genere anche “robusti”, spesso impiegati a questo scopo. Fondamentale comunque il rispetto di una serie di norme igieniche ed alimentari.

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Pancia gonfia

Il volume del gas presente nel tubo digerente dipende dall’equilibrio tra le cause della produzione dei gas (deglutizione, reazioni chimiche a livello dello stomaco e dell’intestino, diffusione, fermentazione) ed i meccanismi con cui essi vengono eliminati (eruttazione, diffusione attraverso la parete dei visceri cavi e passaggio nel sangue, consumo, flatulenza).

Se i meccanismi di produzione superano quelli di eliminazione compare il gonfiore.

Gli studi hanno dimostrato che il gonfiore riferito da una persona come “sensazione disturbante” ed il “gonfiore reale” (ossia inteso come distensione addominale misurabile ad esempio con un metro a nastro) non sono sempre coincidenti, nel senso che è possibile trovare persone che riferiscono di sentirsi “gonfie” in presenza di un contenuto reale di gas del tutto normale e, viceversa, esistono condizioni di reale aumento del contenuto di gas nello stomaco e nell’intestino senza che questo venga riferito come disturbo.

All’origine della sensazione di gonfiore esistono quindi fattori diversi quali, ad esempio, lo stato di ansia (che aumenta la percezione di tutto ciò che “non va” anche se di minima portata) o la capacità dell’intestino di sopportare il suo contenuto di gas senza la comparsa di dolore e così via.

Non è sempre facile risolvere questo problema e capire se si tratta di una condizione del tutto benigna ancorché fastidiosa o di un sintomo che accompagna una malattia grave. Aiuta in questo la ricerca delle “bandierine rosse” (vedi Tabella 5) ossia di eventuali altri disturbi che se presenti insieme al sintomo “gonfiore” vanno riferite al Medico in quanto possono talvolta essere il segnale di una malattia.

Tabella 5. Quali sono dunque queste “bandierine rosse”?

  1. Dolore addominale ricorrente o persistente
  2. Sangue nelle feci o feci nere (melena)
  3. Diarrea persistente
  4. Presenza di sintomi generali quali perdita di peso involontaria, stanchezza ingiustificata, pallore cutaneo, inappetenza, febbricola persistente
  5. Gonfiore addominale importante con vomito persistente o stipsi ostinata

In assenza di malattie gravi c’è poi un altro problema, ma questa volta un po’ più semplice da risolvere: capire se il gonfiore sia presumibilmente legato ad un problema “alto” (ossia localizzato allo stomaco) o “basso” (ossia se si tratti di un gonfiore addominale diffuso di verosimile origine intestinale).

Nel “gonfiore alto” infatti è possibile che la sensazione di “pancia gonfia” sia legata piuttosto ad un problema di cattiva digestione, ossia ad un disturbo dello stomaco con sensazione di “digerire a fatica, lentamente”, di sentirsi precocemente sazio anche dopo un pasto di modesta entità e di avere eruttazioni.

Attenzione però: come si è visto prima, l’eruttazione occasionale è più che normale dopo un pasto, per espellere l’aria normalmente ingoiata ingerendo cibi solidi o liquidi; può invece diventare un problema se è accompagnata da cattiva digestione o bruciore-acidità, indicativi della possibile presenza di un reflusso acido gastro-esofageo.

Nel “gonfiore basso”, invece, il disturbo potrebbe essere dovuto ad un’accentuata sensibilità intestinale (come nel colon irritabile) per cui ci si sente la pancia gonfia senza un reale aumento del gas; oppure può esistere un reale aumento del gas intestinale per varie ragioni:

1. ingestione eccessiva di aria mentre si mangia o si beve, si mastica il chewinggum o si succhiano abitualmente caramelle dure. L’aria così inghiottita viene in parte espulsa con le eruttazioni, in parte (circa la metà) passa nello stomaco e poi nell’intestino (e in alcuni soggetti in quantità anche cospicua) e viene eliminata dal retto;

2. assunzione di farmaci o sostanze che provocano formazione di gas. Tipicamente accentuano la produzione di gas (e quindi possono dare gonfiore addominale) il sorbitolo ed il fruttosio - aggiunti ad alcuni cibi come dolcificanti - (vedi Tabella 6) nonché l’acarbose (farmaco antidiabetico) ed il lattulosio (lassativo);

Tabella 6. Alcuni comuni alimenti con aggiunta di fruttosio

  • Cioccolato, torrone
  • Chewing-gum
  • Bibite zuccherate e aromatizzate
  • Coca cola, limonata
  • Succhi di frutta concentrati
  • Salse tipo ketchup, salsa di pomodoro, mostarda; crema inglese

3. aumentato introito di cibi fermentabili (vedi Tabella 7) e variazioni della flora intestinale.

Spesso le persone che soffrono di gonfiore intestinale individuano da soli gli alimenti più “incriminati”. Non è allora strano che riferiscano di tollerare meglio il pane abbrustolito, i grissini e le fette biscottate invece del pane fresco, oppure le verdure cotte e passate, o la frutta ben matura, lo yogurt naturale, i formaggi stagionati, e così via. A chi ha questi problemi va ricordato che la pasta va consumata calda (evitare quindi le insalate di pasta fredda) e, contrariamente da quanto si pensa comunemente, meglio “al dente” che “scotta”.

Tabella 7. Elenco degli alimenti in base alla loro capacità di provocare gas intestinale*
* (Da Ducrotté P. Abdominal bloating: an up-to-date. Gastroenterol Clin Biol. 2009 Oct; 33(10-11 Suppl): F94-100)

Capacità elevata Capacità intermedia Capacità bassa

Fagioli bianchi

Cavolini di Bruxelles

Cavolofiore

Topinambour

Cipolla

Sedano

Carota

Uva passa

Prugna

Banana

Albicocca

Germi di grano

Patate

Melanzane

Agrumi

Mele

Prodotti di pasticceria

Pane

Carne

Volatili

Pesci

Uova

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Stitichezza

Si parla di stitichezza (o stipsi) sia quando c’è un rallentamento del transito intestinale sia quando c’è un problema “espulsivo”.

Nel primo caso le evacuazioni sono poco frequenti (meno di una volta ogni due giorni), non si avverte il bisogno di defecare e le feci emesse generalmente sono piccole e dure.

Nel secondo caso il soggetto si rende conto di avere lo stimolo ma avverte come una sensazione di ingombro, di ostacolo, di “tappo”, fino ai casi in cui l’emissione delle feci è accompagnata da un dolore a livello anale che ostacola ulteriormente l’uscita delle feci.

StitichezzaLe cause della stitichezza

In linea di massima, la stitichezza è provocata da un’alterazione nella progressione delle feci nell’intestino che può dipendere o da ostruzioni (restringimenti dell’intestino o masse che ostruiscono il passaggio delle feci) o da riduzione della motilità in assenza di lesioni (stipsi da rallentato transito). In altri casi, invece, il materiale fecale progredisce regolarmente lungo il colon ma esiste una difficoltà nell’evacuazione dello stesso .

Inoltre la permanenza protratta delle feci nel retto peggiora la situazione perché le feci diventano sempre più secche e dure e finiscono per irritare la mucosa, compromettendone la capacità di coordinare l’evacuazione e instaurando così un circolo vizioso.
Fortunatamente nella grande maggioranza dei casi la stitichezza è riconducibile non a malattie gravi ma ad abitudini scorrette: ad esempio, è dannosa l’abitudine di sopprimere ripetutamente e volontariamente lo stimolo evacuativo, vuoi perché “non è il momento”, ma qualche volta per evitare il dolore provocato nell’evacuazione da un problema anale tipo ragade o emorroidi infiammate.

Va però ricordato che nella maggior parte dei casi la causa principale è un’alimentazione sbagliata (troppo povera di acqua e di cibi ricchi di fibre come i cereali integrali, i legumi, la frutta, la verdura) o una vita troppo sedentaria.

Stitichezza: condizione sempre benigna?

Come si è visto, la stitichezza è di solito conseguente a cattive abitudini. In qualche caso però compaiono “segnali d’allarme” (le cosiddette “bandierine rosse”) che vanno riconosciuti e prontamente riferiti al Medico in quanto potrebbero indicare che la stitichezza è collegata ad una malattia dell’intestino, qualche volta anche grave, o dell’intero organismo (vedi tabella 3).

Tabella 3. Stitichezza: le condizioni che richiedono la consulenza del Medico (“bandierine rosse”)

  • Presenza di sangue nelle feci
  • Dolore addominale importante e persistente
  • Sensazione ricorrente di bisogno di defecare ma non seguita dall’emissione di una significativa quantità di feci (cosiddetto tenesmo)
  • Alternanza di giorni di stipsi e di diarrea
  • Peggioramento recente di una preesistente stitichezza “sempre uguale” o variazioni recenti del consueto modo di defecare
  • Stitichezza che persiste nonostante un trattamento adeguato
  • Astenia spiccata, pallore cutaneo, capelli fragili, anemia, febbre persistente, nausea, vomito o anoressia, perdita di peso ingiustificata, aumento della quantità e della frequenza delle urine emesse.

In assenza di malattie gravi c’è poi un altro problema, ma questa volta un po’ più semplice da risolvere: capire se il gonfiore sia presumibilmente legato ad un problema “alto” (ossia localizzato allo stomaco) o “basso” (ossia se si tratti di un gonfiore addominale diffuso di verosimile origine intestinale).

Nel “gonfiore alto” infatti è possibile che la sensazione di “pancia gonfia” sia legata piuttosto ad un problema di cattiva digestione, ossia ad un disturbo dello stomaco con sensazione di “digerire a fatica, lentamente”, di sentirsi precocemente sazio anche dopo un pasto di modesta entità e di avere eruttazioni.

La stitichezza occasionale

Non sono invece preoccupanti le variazioni occasionali della frequenza delle evacuazioni, ovvero del colore o della consistenza delle feci, come pure è del tutto normale un lieve e passeggero “crampo di pancia” che può qualche volta comparire prima delle evacuazioni, così come la necessità di compiere talvolta un piccolo sforzo per evacuare.

Così pure non è preoccupante se l’intestino perde la sua regolarità in particolari condizioni, come un viaggio nel quale si cambia modo di mangiare o si sta in ambienti in cui evacuare risulta difficoltoso o disagevole. In questi casi l’uso di piante ad azione stimolante il transito intestinale e l’attenzione alla dieta corretta, ricca di fibre ed acqua, risolvono il problema.

La stitichezza persistente

Diverso è il caso in cui il transito intestinale è sempre rallentato, da settimane, mesi o anni, senza variazioni e senza “bandierine rosse”. Queste persone devono porsi innanzitutto l’obiettivo di ottenere e mantenere evacuazioni regolari tramite la correzione degli errori alimentari: aumentare il consumo di cibi integrali, frutta, verdura (ed eventualmente di integratori di fibra) ed aumentare l’acqua bevuta nella giornata (almeno un paio di litri).

In alcuni casi può essere indicato il ricorso a prodotti contenenti piante medicinali come la Senna ed il succo d’Aloe, che stimolano l’evacuazione ed aiutano a regolarizzare la funzione intestinale.

È buona norma comunque ridurne gradualmente l’uso fino alla loro completa sospensione, una volta risolto il problema. In generale alcune settimane di questo trattamento sono sufficienti a risolvere una situazione di transito intestinale rallentato.

In caso contrario è necessario consultare il Medico che valuterà se procedere a controlli o a trattamenti particolari. È buona norma comunque evitare, finché possibile, di usare in modo continuativo questi prodotti come unica strategia per mantenere una buona regolarità intestinale. Ricordare: prima di tutto bisogna pensare ad un abbondante apporto di acqua, con consumo generoso di cibi integrali e magari di integratori di fibre. Non va infine trascurata la possibilità che la stitichezza sia determinata da una terapia in corso (vedi Tabella 4), prescritta dal Medico o assunta autonomamente (cosiddetta stipsi iatrogenica). In questi casi, se i farmaci sono stati prescritti dal Medico, va a lui demandata la decisione sull’opportunità di proseguire la terapia o di modificarla o di associare prodotti utili per eliminare la stitichezza.

Farmaci che possono indurre stitichezza

  • Antiacidi (specie se contengono alluminio)
  • Anticolinergici antistaminici
  • Antidepressivi triciclici
  • Antidiarroici
  • Antiemetici(ondansetron, granisetron, tropisetron e dolasetron)
  • Antiepilettici
  • Antiparkinson
  • Antispastici e antispastici genito-urinari
  • Antitosse a base di codeina
  • Betabloccanti
  • Calcio
  • Calcioantagonisti
  • Clonidina
  • Colestiramina
  • Contraccettivi orali
  • Diuretici
  • Farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS)
  • Ferro
  • Inibitori delle MAO (i-MAO)
  • Oppiacei
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